L'80% delle PMI non conosce la propria classe di merito sul Fondo di Garanzia. Eppure è il numero che determina importi, garanzie e prezzo del denaro.
Ogni impresa italiana che chiede credito ha un numero cucito addosso: la classe di merito del Fondo di Garanzia per le PMI. Dodici classi, cinque fasce. Da questo numero dipendono la percentuale di garanzia pubblica, la propensione della banca a deliberare e — in ultima analisi — il prezzo del denaro.
Il quadro confermato per il 2026 dal DL 200/2025 prevede l'80% di copertura per investimenti, microcredito, Nuova Sabatini e start-up, e il 50% per la liquidità sulle fasce da 1 a 4. La fascia 5 resta esclusa dalla garanzia, con l'eccezione delle startup innovative. L'importo massimo garantito per singola impresa è di 5 milioni di euro.
Un esempio concreto: un'azienda in fascia 3 che chiede 500.000 euro ottiene 400.000 euro di garanzia se la finalità è investimento, 250.000 se è liquidità. Stessa impresa, stesso importo, esiti radicalmente diversi. Chi struttura la richiesta prima di presentarla — finalità, documentazione, timing — parte con un vantaggio misurabile.
Il rating MCC si costruisce sui bilanci depositati e sui dati di Centrale Rischi. Significa che è in larga parte governabile: capitalizzazione, gestione degli sconfini, equilibrio tra accordato e utilizzato sono leve che spostano la classe di merito — e quindi la copertura — nell'arco di 12-18 mesi.
La piattaforma Capta simula il rating MCC dell'impresa prima che lo faccia la banca, identifica i fattori che pesano sulla classe e costruisce il piano di miglioramento. È la differenza tra subire una valutazione e prepararla.
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